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Giulio Giorello

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Giorello porta a scuola Dio e il decalogo

SAN BONIFACIO

. Ieri pomeriggio all'istituto Guarino Veronese la magistrale lezione del professore universitario a un centinaio di studenti

È uno dei più grandi filosofi italiani di storia della scienza: «Cari ragazzi smettiamo davvero di nominarlo invano»

A Gli studenti del liceo ascoltano il relatore arrivato da Milano dove insegna alla Statale FOTO AMATOQuando il confronto viaggia ad «alti livelli», è necessario che le parti abbiano la stessa preparazione e la stessa forza dialettica perchè lo scambio sia vivace e biunivoco. Altrimenti rischia di diventare una «chiacchierata» a senso unico, senza ritorno.

Questo pericolo l'ha corso ieri il filosofo Giulio Giorello, uno dei grandi studiosi italiani di storia della scienza, che dopo un'ora e mezza di dotta lezione al liceo Guarino Veronese sul secondo comandamento «Non nominare il nome di Dio invano» ha dovuto più volte sollecitare le domande e le riflessioni dei ragazzi ammutoliti, rimasti senza parole. Delle due l'una, ha scherzato il professore docente alla Statale di Milano, incalzando la platea di studenti: «O vi siete annoiati e non vi interessa quel che ho detto o avete paura di dire ciò che pensate».

Punzecchiati sul vivo, spinti anche dalla simpatia con cui il pensatore ha cercato di tagliare l'aria («Perchè state zitti? Dai, coraggio, la scuola è vostra non dei ministri che la vogliono distruggere, su, usatela...») i liceali del Guarino hanno vinto l'imbarazzo e hanno cominciato a «interrogare» il relatore. Il tema non era semplice: la tavola rotonda di ieri è una delle 20 del progetto «Non farai, chiunque tu sia...» volto a illustrare il Decalogo dal punto di vista etico, letterario, filosofico e cinematografico. A Giorello l'importante compito di parlare del secondo comandamento.


Scartata l'ipotesi di non aver fatto breccia nella testa dei ragazzi, il filosofo li ha invece talmente riempiti di nozioni, punti di vista, chiavi di lettura da non lasciar loro spazio per controbattere o far critica: l'hanno ascoltato, «a bocca aperta», hanno preso appunti per due ore e solo alla fine qualcuno del centinaio presente è riuscito a trovar qualcosa da chiedere. Solo qualcosa perchè «il resto» l'aveva già detto tutto il professore: partendo dalla tavola delle leggi di Mosè, con l'ampia preparazione di chi si definisce laico ma le religioni le ha studiate a fondo anche nei più reconditi risvolti, Giorello è arrivato a confrontare le tre grandi monoteiste (ebraismo, cattolicesimo e islam) con il politesimo, sostenendo di «spezzare una lancia a favore di quest'ultimo, per definizione più tollerante».

Fatta la premessa, ha spiegato che «in effetti Dio, in tutte e tre le fedi monoteiste, è troppo nominato, continuamente tirato in ballo per tutto. Ci sono i kamikaze che si fanno saltare in aria in suo nome, ci sono stati i cristiani che a sua difesa hanno condannato fior di personaggi, da Galileo Galilei a Giordano Bruno». La soluzione Giorello, insieme ad altri filosofi, è riuscito a trovarla attraverso una proposta formulato tempo fa in un libro: «I credenti e gli atei, tutti, la smettano una volta per sempre di mettere in mezzo Dio e si occupino di altre faccende impellenti, pratiche, concrete: i problemi di tutti i giorni, la difesa dei deboli, dei diritti delle donne, la salvaguardia della scuola che già quel bravo ragazzo di Nietzsche aveva detto che è fondamentale investirci per avere garantito il futuro... lavorino, lasciando fuori il sovraumano».


La sintesi: «Non c'è bisogno di invocarlo invano, Dio, nè nell'etica e nemmeno nella politica: chi se ne riempie la bocca e lo fa diventare strumento per imporsi sugli altri, pecca contro il secondo comandamento, alimenta i totalitarismi, la tirannia dei valori, invece Dio è garante di tutti, non solo di chi se ne appropria per giustificare il proprio agire». Alta filosofia, alte disquizioni, cui gli studenti hanno risposto, come detto, con il silenzio.
E Giorello: «Vabbè che è d'oro ma proprio non vi ho mosso alcun dubbio?». Ecco allora
la biondina in terza fila: «C'è chi fa la jihad in nome di Allah, più nominato invano di così». Giorello: «Esatto, ma qui siamo di fronte ad uno stravolgimetno del Corano, ad una nazistificazione dell'Islam: Allah non ha colpe, come non le ha Gesù per gli errori che il suo Cristianesimo ha fatto nella storia». E Tommaso: «I dieci comandamenti sono quasi tutti al negativo, sono più democratici di quelli che ordinano in positivo? E vanno intesi in senso assoluto o ci possono essere delle eccezioni?». Il filosofo: «Bravo, hai ragione, indicano la via attraverso la negazione di un comportamento, il che va tutto a tutela del prossimo. Quanto alle eccezioni, non vanno accettate mai perchè creano relativismo, che non sempre è buono».

Altra
studentessa: «La religione spesso si intromette in faccende di scienza, limitandone lo sviluppo. È giusto in nome di Dio fermare il progresso?». Giorello: «No. La Chiesa vuole dare direttive agli scienziati, limitandoli: non è un reato, fa il suo mestiere, piuttosto è una questione di buon gusto... non tutti ce l'hanno».

Camilla Ferro


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