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STORIA DEL GUARINO SPERIMENTALE
decreto presidenziale
di Stefano Quaglia
Le origini: 1989/90
Verso la fine degli anni Ottanta del secolo scorso vi sono sempre più chiare avvisaglie di una progressiva crisi dell'Istituto Magistrale tradizionale, non solo a San Bonifacio, ma in tutto il Paese. Già al termine degli anni Sessanta l'introduzione del Corso Integrativo, necessario per accedere a tutte le facoltà universitarie dopo la liberalizzazione degli accessi del 1969, aveva evidenziato la necessità di ripensare quel particolare ramo dell'istruzione, concepito per la preparazione culturale e professionale dei maestri elementari.
Si vanno affermando in quegli anni, anche sull'onda di nuovi fermenti socio-politico-culturali, nuove (ancorché nate alla fine dell'Ottocento) discipline, riunite sotto la denominazione comune di Scienze Umane, che reclamano con sempre maggior energia la necessità di rifondare i presupposti della pedagogia classica e di ripensare dal profondo i sistemi nazionali di istruzione. Soprattutto si fa strada l'idea che la modernità, e non più la classicità, debba costituire la base per una formazione finalizzata all'educazione. Nasce il concetto di "servizi alla persona" e si sente la necessità, per definire la professionalità degli educatori, di una nuova visione culturale dei problemi dell'uomo, più ampia, internazionale, non più angustamente confinata nei limiti della cultura tradizionale.
Per rispondere alle nuove esigenze, ben percepibili anche nella realtà territoriale dell'Est Veronese e soddisfare le nuove richieste di una società inquieta, investita da profonde trasformazioni, nell'Anno Scolastico 1989/90 prende avvio l'Indirizzo Sperimentale Pedagogico-Linguistico. L'idea di fondo era quella di coniugare arditamente classicità e modernità, sia nelle lingue (accanto al Latino fanno la loro comparsa per tutto il quinquennio ben due lingue straniere), sia nelle Scienze (Matematica, Fisica e Scienze Naturali sono affiancate dalle Scienze Umane: Psicologia, Sociologia, Pedagogia). Il consenso si dimostra ampio al punto che l'Anno Scolastico successivo, 1990/91, partono ben tre corsi del nuovo indirizzo.
La sfida nazionale: 1991/92
L'Anno Scolastico 1991/92 vede la partenza, in diverse città d'Italia, del Progetto sperimentale coordinato dal Sottosegretario On. Beniamino Brocca. Grazie alla sensibilità del Preside Giovanni Fiorentino, che aveva sostenuto l'introduzione del Pedagogico-Linguistico, il Guarino riesce ad entrare nel gruppo degli istituti autorizzati ad attivare qualcuno dei nuovi corsi progettati dalla Commissione. Quelle idee di modernizzazione, alle quali ho accennato sopra, avevano ulteriormente radicato, anche a livello ministeriale, la loro forza e si erano concretizzate in cinque nuovi piani di studio di impianto liceale, fra i quali spiccava un originalissimo percorso, denominato Scientifico-Tecnologico. Si trattava di un liceo di concezione assolutamente innovativa, che fondava sull'umanesimo scientifico la formazione degli allievi. Non prevedeva il latino fra le discipline, ma il Laboratorio di Fisica e Chimica e l’informatica, manteneva la Filosofia e dava un straordinario rilievo alle Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e alla Tecnologia.
Era un percorso così difficile da comprendersi, nella sua intima natura, che solo sei istituti in Italia chiesero di attivarlo: fra questi anche il Liceo Scientifico "Galilei" di Verona e il Liceo Scientifico "Majorana" di Rho (MI) Come ho sempre sottolineato, non si trattava di uno scientifico senza latino, come banalmente qualcuno pensò, ne di un istituto tecnico con la filosofia, come ancor più volgarmente fu considerato da molti. Era davvero un primo, forse non ancora perfetto, tentativo di esplorare nuove forme di licealità.
Ma, al di là delle questioni di ingegneria pedagogico-curricolare, per quell'Anno Scolastico si registrò una vera e propria esplosione di iscrizioni. La crescita dell'Istituto si fece travolgente, al punto da costringere l'Amministrazione Comunale a trasferire l'Istituto nell'edificio, nel quale si trova tutt'ora (a quel tempo occupato dalla Scuola Media "Bonturi"). D Guarino divenne un caso politico, lo scontro fra i sostenitori dello spostamento e gli oppositori si fece durissimo. Alla fine, grazie anche alla capacità di dialogo messa in campo dagli uomini di scuola, quelli che credono nel dialogo e nell'intelligenza, si riuscì ad imboccare una nuova strada per l'istruzione superiore dell'Est Veronese. Dal 1992 / 93 avremmo avuto una nuova sede, quella attuale.
Verso un nuovo assetto: 1992 / 93
Presi in mano le redini del Guarino nel settembre 1991. Avevo voluto chiudere la partita con i miei ragazzi del Liceo Maffei, svolgendo regolarmente gli esami di riparazione. Quando entrai in servizio, mi resi conto da un lato dello sforzo che la comunità scolastica aveva fatto, dall'altro che diverse visioni della scuola avevano portato ad una innovazione non sempre coerente, che doveva essere coordinata e adeguatamente pilotata.
Da 20 anni, se non di più, ogni anno si era avuto un cambiamento di preside. Giovanni Fiorentino era riuscito a seguire l'istituto per due anni, nemmeno successivi. Non dico che la barca fosse alla deriva, perché l'equipaggio era certamente di ottima qualità, ma il cambiamento del timone da una mano all'altra si vedeva a colpo d'occhio. Ed era bastata una sia pur minima continuità, ancorché discontinua, per dimostrare le reali potenzialità dell'istituto.
In me, classicista duro e puro, suscitava forti perplessità il fatto che il latino del vecchio magistrale si fosse di molto ridotto nel Pedagogico-Linguistico, ma suscitava a dir poco scandalo la constatazione che nel nuovo piano di studi di liceo Scientifico-Tecnologico mancasse il latino. Mi rendevo conto però che quei progetti erano il frutto di una formidabile esigenza di licealità e che il territorio era pronto ad un radicale salto di qualità. Capii ben presto anche la natura delloScientifico-Tecnologico e mi impegnai a fondo, attività che peraltro non si è mai interrotta nemmeno negli anni successivi, fino al 2000, nella riflessione con i referenti ministeriali sul valore della licealità scientifico-tecnologica.
Fu così che in quel primo anno di lavoro, insieme ai miei collaboratori, tracciai le prime linee di quel progetto che avrebbe impiegato dieci armi a realizzarsi. Se il Guarino voleva diventare un polo liceale, bisognava introdurre quello che era ed è considerata la matrice del concetto di licealità, ossia il Liceo Classico. Il fatto di essere entrati nel circuito sperimentale nazionale ci aiutò molto e gli organi collegiali della scuola approvarono la richiesta del Liceo Classico Brocca per il 1992/93. D nuovo percorso prese avvio con un buon contingente di allievi e divenne il fiore all'occhiello dell'Istituto.
Nel frattempo il Pedagogico-Linguistico si stava avviando al completamento del primo triennio e cominciava a manifestare il suo maggiore difetto ossia l'eccessivo peso del quadro orario: ben 36 ore in terza e quarta, 35 in quinta. Lo scientifico-tecnologico si rivelava invece un investimento culturale di grande rilievo e sulla scorta del nuovo clima culturale le Nuove Tecnologie entrarono al Guarino, anche sull'onda del vecchio Piano Nazionale di Informatica, con sempre maggiore energia.
La crisi: 1994 / 95
La crescita dell'istituto, dovuta ad uno straordinario aumento degli iscritti, è comunque incontenibile. Si rende necessaria una succursale! D Commissario Prefettizio comprese subito, l'importanza di una scuola liceale per il territorio (senza dubbio aveva le idee più chiare e culturalmente più solide rispetto a chi negli anni successivi cercò di mettere in ginocchio la scuola) e decretò l'assegnazione all'istituto di una sede di appoggio, (l'ex scuola elementare di Prova) presso la quale trovarono ospitalità tutte le classi del corso tradizionale.
La nuova Amministrazione Comunale, eletta nel novembre del 1994, si rifiuta invece di seguire ancora l'Istituto nella sua crescita. L'indirizzo Scientifico-Tecnologico, che anche a livello nazionale è al centro di un forte dibattito e viene conteso fra due grandi Direzioni Generali del Ministero della Pubblica Istruzione, la Classica e la Tecnica, viene ritenuto dall'Ente Locale e dall'Autorità Scolastica Provinciale come più affine all'Istruzione Tecnica. La situazione è drammatica: l'istituto ha raggiunto il numero di 34 classi e non ha più un angolo libero. Il Comune si rifiuta di sostenere le nostre richieste. In San Bonifacio è appena stata terminata la nuova sede staccata dell'in "G. Ferraris" di Verona. La soluzione più logica, a giudizio delle autorità, è di trasferire l'indirizzo Scientifico-Tecnologico al "G. Ferraris", non solo sul piano della sistemazione fisica, ma su quello dell'incardinamento giuridico.
Con le spalle al muro, e solo contro tutti, ma i presidi sono sempre soli, mi assumo la responsabilità di una decisione durissima e dichiaro di non poter accogliere le iscrizioni dello Scientifico-Tecnologico per l'A.S. 1995/96. Per il Guarino è un brutto colpo, l'Istituto viene a perdere un pezzo importante della sua configurazione, un corso voluto con tutte le forze. Ma in mano ho già segnali di una possibile nuova evoluzione.
Se a livello locale tocchiamo in quegli armi il punto morto inferiore, scenderemo in qualche anno di quasi una decina di classi, a livello nazionale il prestigio del Guarino cresce al punto da essere indicato dal Ministero della Pubblica Istruzione come Scuola Polo della Direzione Generale per l'Istruzione Classica, Scientifica e Magistrale nella Provincia di Verona per l'aggiornamento e la sperimentazione.
L'assestamento: 1995/96
Le difficoltà non d fermano, la mente è vigile e l'anima agonistica del gruppo docente non demorde. Lo strappo dello Scientifico-Tecnologico ci colpisce, ma non d abbatte e si continua a riflettere al nostro interno sul valore della proposta culturale ed educativa della scuola italiana, in generale, e del nostro istituto, in particolare. La partecipazione mia personale e di molti docenti a seminali di studio nazionali o regionali è continua e costante. La discussione approfondita sullo stato della scuola d consente di capire bene come uscire dalla crisi del Pedagogico-Linguistico. L'ipotesi che si afferma con forza, anche se non da tutti condivisa, è la separazione delle due anime, la pedagogica e la linguistica, e la creazione di due diversi percorsi curricolari. Gli organi collegiali approvano quindi il passaggio dalla sperimentazione autonoma a due percorsi previsti dal Progetto Brocca: il Linguistico e il SocioPsicoPedagogico.
Seppure in forma incompleta era possibile capire quale fosse l'assetto che avevo ipotizzato qualche anno prima: un polo liceale con quattro indirizzi, ciascuno calibrato su diverse configurazioni attitudinali. Alle famiglie si volevano proporre quattro possibili percorsi: Socio-Psico-Pedagogico, il Linguistico, lo Scientifico-Tecnologico e il Classico.
Purtroppo gli eventi locali d avevano portato a rinunciare ad un ramo del nostro quadrivio. Ma si trattò solo di una pausa di riflessione.
Il seme sotto la neve: 1997
Gli anni dal 1993 al 1997 sono durissimi sia per i rapporti con le amministrazioni locali, che peraltro a poco a poco si renderanno conto del lavoro che il Guarino sta svolgendo, sia per la situazione politica nazionale. D paese sta attraversando la bufera di tangentopoli e i governi, per preparare un'entrata in Europa, che i più ancora non sospettano nemmeno, bloccano senza possibilità di scampo tutte le spese della pubblica amministrazione. Ma non trascorre molto tempo fra lo spostamento dello Scientifico-Tecnologico e l'avvio di nuovi progetti nazionali. Il 1997 è un anno cruciale per gli Istituti Magistrali, viene infatti pubblicato un Decreto del Ministro della Pubblica Istruzione che li sopprime come "corsi di studio", ma li lascia in vita come "istituzioni" e li avvia ad una trasformazione sperimentale. Insomma resta il nome e la scuola, ma il corso tradizionale scompare. Noi avremmo preferito anche cambiare tipologia di definizione amministrativa e chiamarci Liceo, ma questo non è stato possibile tino al 2000.
Il Guarino non viene colto di sorpresa dalle nuove iniziative, anzi è sempre alla frontiera dell'innovazione, perché da quasi un decennio ha intrapreso la strada della sperimentazione. Anzi proprio per i meriti guadagnati sul campo, esso viene inserito dal Ministro in un ristretto gruppo di scuole impegnate in un ardito compito di ricerca.
Inizia un'ulteriore fase di rigenerazione per l'Istituto, impegnato nel gruppo nazionale del Progetto Autonomia e coinvolto nello studio per la realizzazione dell'erede dell'Istituto Magistrale, il Liceo delle Scienze Sociali.
La rinascita: 1997/98
Fra l'inizio del 1997 (seminari di Capua a Gennaio e Marzo) e l'autunno del 1998 (seminario di Ferrara) il gruppo nazionale progetta quattro nuovi indirizzi liceali: Classico, Linguistico, Scientifico e Scientifico-Tecnologico, ai quali si aggiunge il Liceo delle Scienze Sodali, disegnato da un gruppo parallelo, u Guarino Veronese lavora a tutto campo (quadri orario, programmi, linee organizzative) con entrambi i gruppi ministeriali. Grazie a questo impegno, nell'Anno Scolastico 1997/98, prendono il via i primi due nuovi curricoli del Progetto Autonomia: il Liceo Classico e il Linguistico. Si tratta di percorsi più leggeri e flessibili di quelli elaborati dalla Commissione Brocca, caratterizzati da 30 ore settimanali nel Biennio e da 31 nel Triennio, rispondenti alle normative che il Parlamento sta discutendo in materia di autonomia scolastica. Lo scatto verso la configurazione da tanto sognata è ormai imminente. Nel progetto ministeriale, infatti, le scuole pilota vengono invitate ad attivare tutti gli indirizzi del progetto, per verificarne l'affinità e studiare possibili percorsi flessibili con eventuali forme di passaggio trasversale, anche in corso d'anno, in funzione del riorientamento.
Nel 1998/99 partono perciò anche il Liceo Scientifico e il nuovissimo Liceo delle Scienze Sodali. Prende finalmente forma e concretezza il progetto, a lungo vagheggiato, di un istituto polifunzionale, ricco di proposte a misura di allievo, dense sul piano culturale e aperte alla più complessa e varia progettualità.
Una scuola per il 2000
Alla vigilia del 2000, pronto al riordino dei cicli e alla partenza ufficiale della riforma amministrativa della scuola, il vecchio Istituto Magistrale, che tanto aveva dato a generazioni di studenti dell'Est Veronese, assumeva le vesti di un Polo Liceale, moderno, ricco di strumentazioni, proiettato verso un servizio di qualità. A quella data non esisteva in provincia di Verona un istituto umanistico ugualmente complesso.
Grazie ad un impegno indefettibile, che ha dovuto spesso affrontare forme nascoste e oscure di opposizione, l'Istituto si presentava al suo territorio completamente rinnovato. In alcuni momenti drammatici vi erano stati pesanti interventi di freno persino da parte delle stesse istituzioni, incapaci di capire la forza propulsi va D di una «alta che reclamava tipologie avanzate ed alte di offerta formativa. Insomma eravamo consapevoli di essere in provincia, ma non eravamo dei provinciali. Agivamo in periferia, ma il centro eravamo noi. Possiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo fatto insieme? Io credo di sì, con l'umile concretezza di chi sa di non aver fatto altro che il proprio dovere.
Ma nel frattempo nuove normative si sono affacciate a modificare gli scenari della scuola. D Decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999, detto anche Regolamento dell'Autonomia, modifica radicalmente i fondamenti dell'ordinamento scolastico italiano. In questo nuovo quadro normativo cambia profondamente anche il concetto di sperimentazione.
Successivamente, per normalizzare il campo, il Decreto Ministeriale 26 giugno 2002 n. 234 dispone che vengano considerati ordinamento, e cioè istituzioni acquisite all'ordinaria amministrazione, come forme normali della struttura scolastica, tutti i curricoli esistenti alla data del primo settembre 2000.
Questo significa che la scuola militante ha vinto la sua battaglia storica e che il lungo impegno del Guarino ha dato a San Bonifacio una nuova consolidata proposta scolastica. Ora è normale ciò che, dai Decreti Delegati del 1974, era stato sperimentale per venticinque anni.
Verso una nuova riforma
Voglio chiudere questo mio breve excursus con un'ultima considerazione. Ho sottolineato con forza, forse qualcuno la riterrà persino eccessiva, la tensione innovativa dell'istituto. Ma si deve tenere ben presente che nulla di ciò che è stato fatto sarebbe stato possibile senza l'adesione convinta di quella che, con termine aziendalistico, oggi viene definita l'Utenza e che altro non è se non l'insieme delle famiglie, i ragazzi, le scuole medie di quella vivace città dispersa sul territorio che è l'Est veronese. Senza la risposta sempre convinta, sempre, oserei dire fedele, di quanti si attendevano una scuola superiore all'altezza dei tempi, non saremmo riusciti a reggere l'impegno in cui d siamo ingaggiati.
Questa lucida, fondamentale consapevolezza deve guidare il lavoro futuro, ora che una nuova stagione si sta aprendo, probabilmente più ordinata e tranquilla, dopo la convulsa, torrentizia esuberanza progettuale degli anni Novanta. Al momento attuale sembra regnare una certa calma, ma l'attesa si va facendo sempre più forte. Il governo in carica ha sospeso alcune norme varate dal precedente esecutivo, ma non ha toccato i due fondamentali Decreti che sopra abbia-
mo ricordato. L'autonomia delle istituzioni scolastiche è un dato acquisito al sistema generale dell'istruzione, anche se sul Riordino dei Cicli, già al termine della precedente legislatura si sono addensate nubi foriere di grandi dubbi e perplessità.
Il Ministro dell'Istruzione è ora impegnato nella messa a punto di una nuova legge di riforma. Siamo in attesa di nuove proposte, certi che comunque il patrimonio di esperienze accumulate è una risorsa per riflettere e confrontarci, per evitare errori e proporre miglioramenti. La crescita culturale e organizzativa comporta un impegno non indifferente. Imparare a discutere sul proprio assetto in piena autonomia è difficile.
Io credo dunque che la consapevolezza di quanto è stato fatto, con i suoi limiti e le sue aperture, sia la condizione perché, sulla linea che ci ha consentito di crescere, i conflitti vengano sempre risolti in contrasti produttivi e si raggiungano gli accordi sulla base della reciproca disponibilità a comprendere.
Questo è infatti lo spirito che ha animato il Guarino in questi anni.