Alcuni ragazzi di quinta in visita al carcere San Pio X

Che cos’è un carcere? Ne abbiamo tutti un’idea, creatasi dai film o dalle serie tv, ma talvolta può esserci mostrata troppo cruda o troppo romanzata. Con alcuni ragazzi di quinta, evasi dalla frenesia scolastica di aprile, abbiamo avuto la possibilità di visitare il carcere San Pio X di Vicenza, e scoprire oltre al luogo di prigionia anche i suoi detenuti.                                                                                            

I primi dialoghi sono stati affrontati con coloro che lavorano nei diversi ambiti della casa circondariale: educatori, medici e guardie; ci è stato descritto il loro ruolo nel percorso rieducativo o di prevenzione. Solo poi siamo entrati all’interno della struttura, addirittura nelle celle, e ci siamo accorti della realtà in cui vivono, o semplicemente esistono, in un perimetro più piccolo di una camera da letto, in cui sconfiggono la noia e le ore infinite che si assomigliano l’una con l’altra. Riuniti poi in una stanza, è entrato un ragazzo, come noi; è stato solo quando ci ha detto di essere un detenuto che ci sono sorti i pregiudizi, le domande, ma soprattutto vederlo lì, faccia a faccia, ci rendeva coscienti della suo essere una persona prima che carcerato. Tenendo un discorso ha fatto riflettere sul tema del pregiudizio, presente anche all’interno del carcere tra chi ha commesso reati più gravi, su come non dobbiamo lasciarci confondere dalla prima impressione che ci creiamo su qualcuno. Parlando della sua esperienza ha descritto i suoi anni in carcere, dove ha passato più della metà della sua vita. Infine, per abbattere quei pregiudizi, i maschi hanno partecipato ad una partita di calcio con alcuni detenuti, per novanta minuti hanno avuto modo di confrontarsi e scoprire le loro storie. 

L’esperienza è stata formativa per noi ragazzi, avendo dopo le superiori un futuro davanti da affrontare, ed è servita come monito che le scelte sbagliate comportano delle conseguenze. Si è sentita la libertà più lì, dove non c’era, che al di fuori, dove ci dimentichiamo di averla. Ma se non si sta attenti con fugacità quella stessa libertà può essere rubata via.


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